Francesco Di Donna

Francesco Di Donna

Biografia

 Classe 1992, nasce a Novara ma le sue radici affondano nella cultura partenopea, che forgia il suo temperamento mediterraneo.
La sua formazione umanistica e l’animo romantico trovano terreno fertile nel sociale: si impegna in associazioni e progetti per i quali comincia a sviluppare una scrittura di stampo giornalistico e uno sguardo strabico, multidisciplinare.
Nel 2019 è co-fondatore dell’Associazione di promozione sociale
Educare alla Bellezza, di cui è
co-direttore politico: una realtà che si esprime tramite il Teatro e il Blog,
TRAMe, “Tra le RAdici del MEditerraneo”, di cui Francesco è Caporedattore.
Cura anche la rubrica
Thèa. Finestre sul Mediterraneo, sperimentando nuove forme di scrittura, ed
è il coordinatore della corrente multi-autore di attualità
Nautilus. In Quarantena, partecipa al contest ILLUSTRAMI 2, organizzato da Young Art Hunters, vincendo con la poesia “Quarantena allo specchio”, in gara con l’opera grafica “Balance”.
Per Francesco, la Formazione è un processo continuo, in cui è immerso con spirito critico e curiosità, alla ricerca di quelle chiavi di lettura necessarie per un’interpretazione del reale profonda e sincera, da condividere nelle forme più creative e interessanti.

Esperienze Artistiche

Mostra Virtuale Illustrami 2, Bonsai Room, Maggio 2020

Mostra Virtuale Illustrami 3, Bonsai Room, Dicembre 2020

Interviste e conversazioni

Poesie

Quarantena allo specchio
È una quarantena di attesa
calma apparente
impotenza frustrante
e meccanismi di difesa.
È una quarantena di preoccupazione:
ciò che non si vede crea timore,
ciò che non si sente crea rumore
ciò che non si conosce crea molta confusione.
È una quarantena di riflessione
su politiche sbagliate – sempre le stesse –
e sull’effetto domino (globale)
della sottovalutazione.
Non tutti hanno accettato e condiviso l’arresto costretto del quotidiano,
c’è stato persino chi l’ha rifiutato.
Lo stato di natura si palesa in un eccessivo, ancestrale, conato
che relega lo stato di diritto in secondo piano.
Infine ognuno ha compreso,
a suon di campane,
la gravità della situazione:
– con questo nemico nessun compromesso – ciascun ego è indifeso.
L’industria rallenta, l’economia rallenta, l’uomo rallenta.
La natura si riappropria delle città, del suolo, dell’acqua, dell’aria.
Le ferite dei marciapiedi si riempiono di erba,
come vene nel cemento e nelle fondamenta.
Sempre più netta la forbice sociale,
le disuguaglianze sono accentuate.
I ritmi della giornata sono scanditi da telefonate e videochiamate,
il contatto è ormai solo virtuale.
Che fine fa la compassione?
se, nel gergo, chiamiamo untore il soggetto positivo?
È un puro sentimento collettivo
o è relegata ad una canzone sul balcone?
Siamo in ansia per un parente, un amico, un vicino, un conoscente.
Aspettiamo il picco e il calo del picco,
notizie rassicuranti dall’amico dottore o dal telegiornale,
l’omelia salvifica e la conferenza del Presidente.
Proviamo un rinnovato sentimento di umanità
per un ciuffo fuori posto, aggiustato con garbo,
per un abbraccio alla croce, nel tempio deserto,
in preda al panico della fatalità.
Ci serva da lezione: una volte per tutte,
dovremmo decidere da che parte dirigere la nostra sorte.
Verso il solito sistema che si autodistrugge,
o verso un nuovo orizzonte che si autoproduce e si protegge.

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